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Ucciso a colpi di pistola il sindaco di Pollica, nel Cilento. «Esecuzione cattiva con troppi colpi»
Il sindaco di Pollica, comune del Cilento (Salerno), è stato ucciso nella tarda serata di ieri in un agguato. Angelo Vassallo, 57 anni, è stato freddato da alcuni colpi d'arma da fuoco...
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Bossi pessimista sulla tenuta del governo: «E' difficile andare avanti così». Stasera l'incontro con Berlusconi
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L'Unita
l'Unità
Guatemala: almeno 42 i morti a causa di maltempo e frane
A quattro mesi dal passaggio della tempesta tropicale Agatha, che provocò la morte di 165 persone, il Guatemala è precipitato in un nuovo incubo. Una valanga di fango ha travolto sabato un centinaio di persone che stavano cercando di portare in salvo i passeggeri di un autobus rimasto intrappolato per una frana precedente. L'ultimo bilancio fornito dalle autorità locali è di 38 morti, 23 dispersi: ma oltre 40.000 cittadini sono rimasti coinvolti ed hanno subito conseguenze più o meno gravi.
«È una tragedia nazionale. Ci sono stati danni comparabili a quelli di Agatha», ha dichiarato ieri il presidente Alvaro Colom, facendo riferimento alla tempesta tropicale del mese di maggio. Il capo dello stato ha decretato lo stato d'emergenza poiché il paese «non ha fondi per far fronte a un'altra catastrofe come quella di Agatha». Secondo Colom, servirà almeno mezzo miliardo di dollari per affrontare la situazione.
I lavori di ricerca di una ventina di persone, che sarebbero sepolte sotto il fango, si sono interrotte a causa della pioggia, che è tornata a battere su tutto il territorio. Troppo elevati, secondo i soccorritori, i rischi di nuove frane e smottamenti. «L'area non è sicura. È possibile che si producano nuove frane sulla collina», ha confermato Mario Cruz, portavoce dei volontari dei vigili del fuoco.
Iran, il figlio di Sakineh: «Grazie italia ma serve di più»
«Grazie Italia, grazie di cuore a tutti quelli che si sono mobilitati. Ma serve di più, perchè qui capiscono soltanto i rapporti di forza»: lo ha detto al telefono Sajjad Mohammadi Ashtiani, 22 anni, figlio di Sakineh, la donna che rischia di essere lapidata in Iran.
«Le dichiarazioni del governo italiano sono importanti - ha continuato parlando al cellulare da Tabriz - ma servono passi più formali, solenni, come la convocazione dell'ambasciatore a Roma. Penso anche al rafforzamento delle sanzioni, l'unico linguaggio che capiscono a Teheran».
Per salvare la vita a Sakineh, è «importante che adesso l'Occidente non abbassi la guardia», dice in un'intervista a La Stampa Shirin Ebadi, la prima donna musulmana a vincere il Premio Nobel per la Pace, nel 2003. «Bisogna continuare a tenere desta l'attenzione», occorre «che l'opinione pubblica non smetta di fare pressione, che tutti facciano la loro parte fino in fondo, che non prevalga la prudenza, il tatticismo», afferma l'ex giudice del tribunale di Teheran.
«Se la stampa dei paesi liberi dimentica i diritti umani, per noi sarà molto peggio», sostiene Shirin Ebadi. «Nulla può peggiorare la situazione di Sakineh, peggio di com'è adesso non può essere. Io credo che il regime iraniano, di fronte a tutte queste richieste a livello internazionale, dovrà fare un passo indietro», commenta il premio Nobel.
Discorso di Fini, stasera riunione con il premier e Bossi
Le parole di Gianfranco Fini, pronunciate ieri a Mirabello, saranno al centro di un incontro, che si terrà questa sera, tra Berlusconi e Bossi. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ieri sera al termine della festa della Lega Nord a Torino. «Vedremo Berlusconi e faremo le valutazioni. Sarà una riunione tra alleati - ha affermato Maroni - ci sarà Bossi e anche altri. Mi pare però che una cosa certa ed evidente è che è rinata Alleanza Nazionale, è nato un vecchio partito con una forte caratterizzazione meridionalistica». «Ho sentito Bossi - ha aggiunto Maroni - lui è molto pessimista e di solito lui ci azzecca. Qualcuno dice che con questo discorso Fini ha passato il cerino nelle mani di Berlusconi. Di solito, quando uno ha il cerino in mano può anche scottarsi, ma è anche padrone del gioco e questo è l'aspetto positivo».
«D'altronde qualcuno ha detto con questo discorso Fini ha passato il cerino nelle mani di Berlusconi. Non so se è vero ma di solito quando uno ha in mano il cerino rischia di scottarsi ma è anche padrone del gioco e questa è la parte positiva della faccenda», ha concluso. A chi gli ha chiesto, poi, se dopo le parole di Fini aveva sentito Umberto Bossi, Maroni ha risposto: «Si, Bossi è molto pessimista, è molto negativo e di solito lui ci azzecca».
Tremonti ironizza su Draghi Sviluppo? Arriva il ministro
«Dire che bisogna fare come la Germania è superficiale, è roba da bambini». Così Giulio Tremonti scompagina l’aplomb di Cernobbio innescando subito una polemica. Quel «roba da bambini» ha tutta l’aria di essere un attacco sferrato ai danni del governatore Mario Draghi, che pochi giorni fa aveva invitato a seguire la via tedesca verso la ripresa, che a Berlino ha registrato uno sprint inatteso. Il ministro non è tenero: sembra determinato a puntare l’indice contro il suo eterno rivale. «Non ci vuole un genio che ci dica che dobbiamo fare come la Germania - insiste - Siamo già il secondo Paese europeo nella manifattura, proprio dopo la Germania, e gran parte del nostro Pil è fatto da aziende sotto i 100 addetti dove la Germania c’è già».
Pompiere
È un fuoco di fila, ma subito dopo Tremonti fa il «pompiere». «nessuna allusione, solo un richiamo al buon senso», dichiara con un comunicato. Troppo tardi per evitare la querelle, che d’altro canto era prevedibile in una domenica come questa. Il «delfino» del «grande capo» parla poche ore prima dell’«anti-delfino» Gianfranco Fini: impensabile che non conquisti un posticino sul proscenio. Quanto a Draghi, per Tremonti equivale a uno spettro: una sua discesa in campo (vagheggiata dai mass media più che dalle stanze di partito, per la verità) significherebbe la fine delle sue mire politiche. Secondo fonti vicine all’Economia, Tremonti avrebbe subito un duro colpo dalla cena in casa Vespa di inizio estate, non tanto per la presenza del governatore, quanto per il fatto che fosse stato invitato anche il cardinale Tarcisio bertone. A quanto pare, infatti, l’inquilino di Via Venti Settembre punta ad accreditarsi in Vaticano come referente politico in vista dei prossimi possibili sommovimenti. Tornando al modello Germania, la questione è sempre la stessa: come far ripartire l’economia, come far crescere un Pil che ormai da un quindicennio sotto le Alpi è asfittico, come agguantare la corsa che Berlino ha saputo avviare. A Cernobbio il ministro ammette che c’è bisogno - finalmente - della nomina al dicastero per lo Sviluppo economico. Poi aggiunge che c’è bisogno di riforme (ancora) e che serve il nucleare. Sempre i vecchi slogan, mentre la Germania corre. Ma per le imprese ci vuole di più. «non c'è una visione e una volontà veramente di lavorare su tutti i punti che riguardano la crescita. Ci sono alcune iniziative , ma sono spot», attacca Emma Marcegaglia. La presidente di Confindustria sceglie il podio del seminario Ambrosetti per lanciare «un nuovo patto sociale con l'obiettivo di aumentare i salari se però uniti ad una maggiore produttività delle aziende». «Non è solo Pomigliano - spiega la Marcegaglia - sono tutte le imprese italiane che hanno bisogno di migliorare la produttività per essere competitive. Questo significa aumentare i salari facendo partecipare i lavoratori ai risultati delle imprese». Insomma, rispunta la proposta (cara anche a Maurizio Sacconi e Raffaele Bonanni) della compartecipazione. Ma sul perimetro di questa formula è ancora nebbia fitta, tanto che dal vicepresidente Alberto Bombassei arriva un netto no alla cogestione.
Il Manifesto
il manifesto - aperture e editoriali
Parigi Rom
ATTENTI A GIUDA
Cittadini Rom
Sit-in e proteste ieri in 137 città francesi contro la politica xenofoba di Sarkozy e del suo governo. A Parigi in 50mila sfilano, insieme a tutta la sinistra, al grido di «liberté, égalité, fraternité». In migliaia in piazza anche a Roma
«Contro il razzismo, arriva il Partito romanì»
In centinaia a Campo de' Fiori
Indietro non torno Dialogo al centro
Alla festa dell'Api, Fini si sbilancia: «E' il momento di scelte giuste anche se non convenienti». E lancia la sfida ai centristi: «Confrontiamoci su quello che ci unisce. Basta con la politica fatta solo di propaganda»
Il premier cancella il processo breve
Chi torna nel Pdl sarà ricandidato
La Fininvest vede rosso
Berlusconi si gioca il governo, ma anche per le sue aziende l'età dell'oro è finita. Le società del premier stanno peggio del loro padrone. Grazie ai debiti del Giornale e di Mediaset. E all'acquisto di Ibrahimovic
Gheddafi riapre i lager
Quindici eritrei detenuti in un carcere. Temono l'espulsione Migranti ancora rinchiusi. Finita la sanatoria decisa a luglio. «Controlli ovunque»
Quei mapuche così poco attuali
Mobilitazione nazionale per liberare i minatori intrappolati sotto terra. Ma lo sciopero della fame di 32 indigeni condannati per terrorismo non fa notizia in un Cile che, denuncia lo scrittore Luis Sepulveda, non ha mai fatto davvero i conti con il proprio passato coloniale e post-coloniale
Il Manifesto
il manifesto - prima pagina
Parigi Rom
ATTENTI A GIUDA
Cernobbio val bene una nomina
Sottosviluppo
Sulle ali del Cavaliere
LA SCUOLA NEMICA
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